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  • Fabio Civitelli (Lucignano, 1955)

    Fabio Civitelli

    Fabio Civitelli disegna Tex da ormai ventisette anni a partire cioè dal maggio 1985 quando realizzò su testi di Claudio Nizzi il lungo episodio “I due killers”. Giungeva a Tex da un intenso periodo di apprendistato e crescita professionale che lo vedeva seguire la tradizionale trafile attraverso i fumetti sexy, gli albi di guerra, le riviste periodiche approdando infine al nolittiano Mister No che segnava il suo ingresso in Bonelli.

    Il Tex di Civitelli viene a cercare i suoi spazi espressivi tra i maestri indiscussi del genere western: dal caposcuola Aurelio Galleppini ai grandi professionisti del nuovo Tex quali Giovanni Ticci e Fernando Fusco,

    Guglielmo Letteri, Erio Nicolò ed altri ancora.

    Le tavole a fumetti di Civitelli sono tavole colte, ricche di riferimenti, mai improvvisate.

    Ambienti, costumi, mezzi di trasporto e armi sono sempre frutto di un’accurata ricerca storica. La linea

    chiara che contraddistingueva lo stile degli esordi è andata via via arricchendosi di sapienti chiaroscuri. La

    natura gioca un ruolo da protagonista nelle tavole di Fabio: grazie all’instancabile opera del suo pennello

    deserti arroventati, ovvero ammantati di oscurità, le acque del mare increspate dai battelli, o i picchi selvaggi

    delle montagne, prendono vita. La luce è la vera protagonista dell’arte di Civitelli: luce calda del deserto

    rovente, luce crepuscolare che attraversa i cieli nuvolosi del tramonto; luce livida emanata dal fuoco nella

    notte, luce che accende le acque increspate del mare, luce ancora che disegna giochi d’ombra sui visi dei

    protagonisti. Per quanto riguarda poi le inquadrature possiamo affermare che Civitelli non si ripete mai; vi

    sfidiamo a trovare in una delle sue storie, sempre piuttosto lunghe, un’inquadratura che si ripeta.

    I pards di Civitelli ancora sono suoi e solo suoi: Tex con quella sua bellezza classica da eroe greco, con la

    luminosità del volto che non dà spazio ad incertezze tra bene e male; Kit Carson che ne è alter ego e

    contraltare ironico; Carson a cui gli anni trascorsi a vivere pericolosamente non hanno sottratto il sorriso un

    po’ sornione alla Sean Connery. Civitelli, che ammira la sapienza antica e la fierezza del mondo indiano, non

    poteva non regalarci un Tiger Jack splendido e fiero; mentre Kit Willer è rappresentato come quell’autentico

    tizzone d’inferno, scattante ed inarrestabile, che in realtà è. Il mondo femminile infine ha una sua parte

    importante nell’iconografia civitelliana ed i personaggi, siano essi positivi o negativi, tradiscono una fierezza

    e sovente una bellezza senza pari.

     

    Fabio Civitelli has been drawing Text for some 27 years, since May 1985 when he realized the long episode “I due killers” after Claudio Nizzi’s texts. He moved to Tex after a long intense internship and professional growth along the traditional sexy comics, war albums, periodical magazines, arriving then to Mister No, a landmark for his entrance at Bonelli. Civitelli’s Tex looks for his expressive spaces among the undeniable masters of the western genre: from the leader Aurelio Galeppini to the new professionals such as Giovanni Ticci and Fernando Fusco, Guglielmo Letteri, Erio Nicolò and many more. Civitelli’s colored boards are rich in references, never superficial. Settings, costumes, means of transport and weapons are always the result of a careful historical investigation. Nature plays a protagonist role in Fabio’s works: thanks to the restless job of his brush, hot deserts, tumultuous seas, savage mountains come out. The light is the true protagonist of Civitelli’s art: the warm desert light, the dusky light of the sunset skies, the blurry light coming from a night fire. Talking about framings, Civitelli never repeats himself. He admires the old wisdom and fierceness of native Americans.

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